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domenica 22 gennaio 2012

SE A SCUOLA INTERNET RENDE STUPIDI


cosa pensate di questo articolo apparso su "Repubblica" di qualche giorno fa ?

Due spettri s' aggirano per le scuole italiane: la lavagna interattiva e il tablet. Il primo è un apparecchio del tipo dell' iPad, che si collega in rete e permette di leggere, ascoltare, vedere, scrivere, calcolare più o meno come un computer, con la differenza che pesa solo qualche centinaio di grammi. La lavagna interattiva è un grande display che sembra una lavagna: ci si scrive con una penna speciale o col dito e quel che si scrive si può salvare, modificare, spedire... Da un po' di tempo qualcuno ha stabilito che sono il futuro della scuola: nessuno sa di preciso chi abbia preso questa decisione ma sta di fatto che, appena un ministro s' installa, dichiara che i due gadget sono indispensabili. Il ministro Profumo non fa eccezione: quando, appena arrivato, ha scoperto (dati Istat 2009) che a scuola (non a casa) i ragazzi che usano il computer sono solo il 4%, ha annunciato che, per rendere la scuola italiana più "moderna e visionaria", punta sulla diffusione di lavagna interattiva e tablet. Quanto alla lavagna interattiva, basta vederla in funzione per capire cheè un gadget inutilee fragilissimo. Il suo lavoro non è molto diverso da quello di una lavagna normale, quasi solo con la differenza che si può registrare quel che si è scritto.
 Il tablet è più insidioso: date le sue maggiori possibilità di uso (contiene libri elettronici e può operare come blocco per appunti, terminale telematico, strumento di precisione e altro), ha un appeal a cui è difficile resistere. Inoltre, siccome è "connesso", spinge facilmente a credere che apra finestre su un mondo illimitato. Ma è davvero così? A parte l' entità dell' investimento necessario per realizzare il proposito del ministro, il dibattito internazionale su questi temi è molto vivo. Più di un analista dubita della reale utilità di queste risorse nella scuola.

 In ritardo su tutti gli aspetti della modernità, la nostra scuola ha sempre mostrato la più candida accoglienza verso mode (tutte, inutile dirlo, di origine statunitense) che si sono esaurite in un batter d' occhi. A ricordarne alcune si entra nella più plumbea archeologia culturale. Negli anni Settanta subimmo l' inondazione del mito del test e della misurazione "oggettiva" delle prestazioni dei ragazzi; poi fu la volta degli "obiettivi didattici", mediocre dottrina che costrinse per anni gli insegnanti a indicare ossessivamente gli "obiettivi" (scelti entro liste prestabilite) a cui la loro attività doveva puntare; infine la folle sbronza di "istruzione programmata": in attesa dei computer (allora rarissimi) si progettavano noiosi fascicoli che ne scimmiottavano la logica
. Ognuna di quelle ondate generò corsi di aggiornamento, investimenti e carta straccia, senza dire del subbuglio che produsse nei professionisti e le famiglie. L' apertura senza riserve a tablet e lavagne interattive (qualcuno studia anche le applicazioni educative del telefonino...) corre il rischio di essere un nuovo capitolo di questa storia di sudditanza. La cultura digitale è di certo un fenomeno più importante delle mode precedenti. Ma, se non ci si può opporre alle innovazioni epocali, nonè inevitabile accettarle senza sapere che cosa si sta facendo. Anche qui tra l' altro la nostra scuola arriva in ritardo: mancata (negli anni Ottanta) la fase iniziale dei pc, ignorato (negli anni Novanta) l' avvento della rete, ora cerca di acchiappare la pantera per la coda introducendo tablet a tappeto. Ma prima di fare una mossa simile è cruciale domandarsi che cosa comporta l' introduzione massiccia della cultura digitale nella scuola. Risorsa formidabile in alcuni impieghi ma pericolosa in altri, è una potenzialità ambivalente che richiede in ogni caso un governoe una gestione fermi e consapevoli. Basta menzionare un rischio tipico: la cultura digitale è uno dei più temibili moventi di interruzione della concentrazione che si siano mai presentati nella storia, e si sa quanto la concentrazione sia cruciale nell' apprendimento.
 L' entusiasmo di un ministro o di qualche dirigente scolastico (che trova magari esaltante il fatto che i tablet liberino i ragazzi del pesante zaino) è una motivazione ancora troppo tenue per giustificare una tardiva e radicale digitalizzazione della scuola. - RAFFAELE SIMONE

2 commenti:

  1. Secondo Raffaele Simone la cultura digitale sarebbe "uno dei più temibili moventi di interruzione della concentrazione che si siano mai presentati nella storia"... Mi spiace ma non sono per nulla d'accordo con questa visione radicale. E' solo la mancanza di cultura digitale (ma direi anche di quella classica) che può portare a simili posizioni. Certo, la tecnologia, se mal usata, allontana invece di unire, distrae invece di focalizzare. Esistono comunque strumenti e metodologie che possono rivoluzionare, in senso positivo, l'apprendimento. Tanto per citare un po' di teoria: apprendimento collaborativo,
    tavoli interattivi

    Cordialmente, un ex-studente perplesso.

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  2. Grazie mille ex -studente perplesso, il tuo commento ha diversi pregi tra cui quello di essere colto e sintetico!

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