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martedì 17 gennaio 2012

Interessante articolo di Fulco Pratesi del wwf


Fulco Pratesi, Presidente Onorario di WWF, parla di turismo sostenibile



Quando si parla di turismo, è possibile riscontrare due atteggiamenti diversi nelle persone: quelle che viaggiano ma che non hanno particolari impegni di tipo culturale e quelle per cui il viaggio è un’attività coinvolgente e istruttiva. Basta seguire i vari programmi televisivi: i concorrenti dei quiz, interrogati su cosa vogliano fare della vincita, rispondono spesso: “un bel viaggio”. Il viaggio è sicuramente un’esperienza importante nella vita. Il poter visitare paesi diversi, conoscere usanze e tradizioni inconsuete dà un’apertura mentale nei confronti degli altri popoli che vivono con noi sul Pianeta
Tuttavia, ci sono diverse concezioni di turismo. C’è un turismo “malato”, che ci fa considerare “turismo” le abitazioni turistiche, le lottizzazioni sulla costa o i residence sui monti. Questo non è turismo, questa è villeggiatura, basata quasi sempre sulla speculazione edilizia e su azioni non compatibili con una visione sostenibile del pianeta. Questo turismo “residenziale” è oltretutto una contraddizione in termini: perché la parola turismo viene dal francese “tour”, cioè giro (basti pensare al Grand Tour che dal ‘700 in poi portò in Italia schiere di appassionati intellettuali da tutta Europa). Quindi il turismo non può essere ridotto a chi se ne sta sulla spiaggia ad abbronzarsi o nella casa di vacanza a tosare l’erba.
Una seconda concezione del turismo è quella del viaggio esotico. Il viaggio esotico, specialmente in territori delicati, fragili (come le barriere coralline o le foreste tropicali), può causare dei problemi, soprattutto per le popolazioni, ma anche per l’ambiente che si va a visitare.
Molte volte ho condotto dei viaggi, andando a visitare delle zone bellissime in varie parti del mondo. E ho sempre osservato i comportamenti dei miei compagni di viaggio. Ad esempio, quando ho guidato anni fa un gruppo di giornalisti nelle Filippine, avevo chiesto loro di non raccogliere o acquistare conchiglie e altri souvenir vietati, come il corallo nero, oggetti di tartaruga, ecc. Purtroppo alla fine è successo quello che non avrebbe dovuto succedere. La maggior parte del gruppo si è precipitata nei vari mercatini a comprare cose vietate. Portare a casa il souvenir – il braccialetto di peli d’elefante, il coccodrillino impagliato, l’oggettino di avorio oppure la statuetta di legno tropicale vietato, come il mogano o il palissandro del Madagascar – è sempre oggetto di una spinta irrefrenabile che danneggia l’ambiente e impoverisce la biodiversità del Pianeta.

Ma c’è anche un lato positivo del turismo. Ed è che, senza di esso – ad esempio nei parchi nazionali – molte zone oggi bellissime sarebbero andate distrutte. Non so come i masai del Kenya avrebbero potuto conservare dei loro territori se non avessero avuto la possibilità di trarne del reddito. È stato, infatti, calcolato che un leone ucciso legalmente da un cacciatore (pur se a caro prezzo) rende molto meno di un leone vivo perché quest’ultimo è possibile vederlo e ammirarlo per migliaia di volte da decine di migliaia di turisti. E ogni volta suscita emozioni e coinvolgimenti contribuendo così non poco all’economia locale.
Il turismo può essere dunque un fatto molto positivo soprattutto per il cosiddetto Terzo Mondo, a condizione però che si entri nei luoghi con attenzione, con un senso di solidarietà e di rispetto per le tradizioni locali e l’ambiente naturale.
Molti sostengono che “il turismo distrugge tutto”. E, in effetti, esistono isole ed atolli (come nelle Maldive) che sono stati spesso sfruttati a fondo dai tour operator, senza tener conto del fatto che insediarvi un resort – con i suoi scoli, i detersivi, etc. – significa spesso distruggere la barriera corallina e la trasparenza delle acque, inducendo i turisti ad abbandonare quella meta.
È necessario pertanto tener ben distinto un certo tipo di turismo “positivo” e un turismo da considerare “negativo”, in cui la spinta alla speculazione e allo sfruttamento la fa da padrona.
Ma a questo proposito, per spiegare che non tutto il male vien per nuocere, voglio raccontare un’esperienza personale che risale al 1985, quando decisi di visitare la barriera corallina del Mar Rosso, allora in territorio israeliano, un luogo in cui è presente la più bella barriera corallina del mondo. E il luogo corrispose alle aspettative: era il più bel reef (e ne conosco tanti) che avessi mai visto.
(…segue)
wf

 

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